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24 marzo 2021 L'impatto psicologico della trasferta sanitaria

I malati in trasferta sanitaria che alloggiano presso le strutture solidali della nostra rete non affrontano solo difficoltà fisiche: l’impatto psicologico del trasferimento e della malattia sono un grande tema, che spesso viene dimenticato.

A Casa Lontani Da Casa è da anni in prima linea per aiutare i malati bisognosi durante il percorso di cure. Immaginare le difficoltà che bisogna affrontare dopo aver ricevuto una diagnosi grave però non è sempre facile se non ci si è passati.

Per far capire cosa devono affrontare i nostri ospiti abbiamo chiesto alla dott.ssa Laura Gangeri, vicepresidente dell’Associazione e ricercatrice della S.S.D. Psicologia Clinica dell’Istituto Tumori di Milano, quanto queste condizioni influiscano non solo fisicamente ma anche psicologicamente sul paziente e sui suoi cari.

Come influisce una diagnosi grave sulla vita del paziente?

“Quando le persone si ammalano in modo grave, hanno bisogno di diagnosi certe e di cure adeguate che spesso vengono trovate in strutture sanitarie specializzate.

Vengono fatti numerosi viaggi della “speranza” in un'altra città o fuori dalla propria regione.

Ci sono persone costrette a rimanere per lunghi periodi di tempo lontano dalla propria città, dagli affetti, dalle sicurezze e dalla propria casa. È uno stravolgimento profondo della normalità a cui si è abituati.”

Ricevere una diagnosi grave deve essere spaventoso e stressante per il paziente, in che modo lo è sulla famiglia?

“È una condizione che interrompe il normale senso di vita per tutti i componenti della famiglia.

Si generano sensazioni di abbandono per l’allontanamento forzato dalle figure affettive, momenti di disorientamento e insicurezza legati all’assenza dei consueti riferimenti ambientali e al cambiamento di vita in termini di abitudini, ritmi e ruoli.

Nascono anche sentimenti di paura legati all’esperienza della malattia ed ai complessi iter terapeutici.”

Ci sono delle difficoltà comuni che deve affrontare il paziente in trasferta sanitaria?

“Molti spunti su questa condizione sono forniti dalla letteratura sulla migrazione: ci sono riferimenti al tema della nostalgia intesa come l’angoscia che una persona migrante prova nel desiderio di tornare a casa, una condizione che viene definita “disorientamento nostalgico” per indicare la paradossale condizione di fuori luogo che può esprimersi in panico, depressione, ansia, apatia, sospettosità.”

In che modo si può alleggerire questo problema?

“Il senso di disorientamento tra queste persone sembra essere compensato da differenti elementi: una buona organizzazione e accoglienza all’arrivo, la presenza di figure di riferimento, come i volontari, per bisogni di ordine materiale, la velocità nella risposta ai bisogni pratici e anche dalle informazioni ricevute sulla realtà territoriale nella quale si inseriscono.”

Così ci si sente più a casa e al sicuro?

“Quando si riescono a interiorizzare i sentimenti di appartenenza e a separarsene senza perderli è possibile sentirsi a casa in molti luoghi.

Questo è il compito della comunità che accoglie: promuovere l’interazione sociale, i legami con i vicini, gli incontri sociali, la partecipazione volontaria e il supporto sociale.”

A Casa Lontani Da Casa come è intervenuta per promuovere queste dinamiche?

“Con ACLDC siamo impegnati da anni nella promozione di un modello di accoglienza che consideri la complessità della migrazione sanitaria anche dal punto di vista psicologico.

Un modello capace di accogliere i differenti bisogni delle persone, pratici, psicologici e sociali sviluppando conseguentemente interventi di supporto dedicati, attraverso anche la sensibilizzazione delle realtà coinvolte, sia pubbliche che private.”

 

In campo c’è tutta la rete di case solidali ma anche l’Infopoint, il numero verde attivo 24/7, tutte le associazioni che collaborano con noi, una squadra fantastica di volontari… Siamo qui per accogliere e supportare al meglio tutti i malati bisognosi che decidono di appoggiarsi a noi.

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