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12 aprile 2021 Vita da volontari: l'esperienza di Leonardo con ACLDC

Com’è la vita di un volontario di A Casa Lontani Da Casa? Quali sono le richieste e le attività che si trova ad affrontare? Lo abbiamo chiesto a Leonardo M., volontario del nostro Infopoint.

Leonardo, 66 anni, è ora in pensione, ma di certo non si è fermato. Ci ha raccontato che è ancora attivo nella consulenza e che gli impegni famigliari sono oggi tra le sue priorità, così come il volontariato.

Come sei entrato nel mondo del volontariato?

“Ho sempre fatto volontariato, fin da ragazzino quando andavo a trovare gli anziani che abitavano vicino a casa mia per dare una mano, poi sono entrato nel mondo parrocchiale aiutando con le attività di educazione per i ragazzi.

Mi sono occupato anche di attività di solidarietà per la responsabilità aziendale: è stata un’esperienza molto interessante, abbiamo collaborato con diverse organizzazioni. E ho lavorato anche all’interno di una fondazione che aiuta i bambini con attività di supporto tra cui, ad esempio, la consegna di materiali per la scuola.”

Quindi non ti sei sempre occupato di volontariato sanitario: dove c’era bisogno tu sei stato presente.

“Sì, si può dire così, anche se prima di A Casa Lontani Da Casa ho avuto altre esperienze di volontariato sanitario”

Sei una specie di “esperto del volontariato”?

“Esperto non direi, ma sono sempre stato interessato a questo mondo, ci ho sempre creduto. Quando si ha la fortuna di stare bene e ci si può permettere di restituire almeno in parte quello che si ha ricevuto lo si fa, ci si sente anche più realizzati”

Sicuramente aiutare gli altri dà tanto dal punto di vista umano

“Mi dispiace cadere nel cliché o nella frase banale ma effettivamente è più quello che ricevo di quello che do”

C’è un episodio in particolare che ti ha spinto a fare volontariato?

“No, è stata un’attitudine sin da giovane, forse è stato il tipo di cultura e di educazione che ho ricevuto, ma penso che lo facciano tutti, qualcuno, magari, anche senza rendersene conto”

Raccontaci della tua attività per ACLDC

“Mi occupo dell’Infopoint, ho due turni di mezza giornata a settimana. La pandemia ha condizionato le trasferte sanitarie, quindi le chiamate sono un po’ diminuite quest’ultimo anno, però è previsto entro breve che tornino ad aumentare, forse grazie alle vaccinazioni.

Durante un turno ora arrivano mediamente un paio di chiamate. Ci sono mattine più impegnative e mattine più tranquille”

Che genere di aiuto ti viene chiesto?

“Alcune richieste sono molto semplici, altre sono complesse e richiedono più tempo. Ci si rende conto quando serve da parte nostra un supporto minimo e quando, invece, chi ci chiama è in difficoltà o non è autonomo. A volte il lavoro è farci carico di contattare tutte le strutture e pensare a tutto quello di cui il paziente può avere bisogno”

Ci sono richieste particolari che ti capita di ricevere spesso?

“Alcune riguardano istituti fuori città, come Humanitas o lo IEO (Istituto Europeo di Oncologia). Molti non conoscono Milano e non sanno come raggiungere i luighi di cura.

I volontari devono proporre soluzioni tenendo conto di come queste persone possono spostarsi e di che mezzi possono utilizzare, se sono da sole o se sono accompagnate da bambini... A volte non è facile, soprattutto se gli alloggi solidali sono al completo, ma ci impegniamo per trovare sempre la soluzione migliore.

Il trasporto è spesso problematico. Per fortuna col progetto “Portami” saremo in grado di facilitare anche questo. Alcune case mettono a disposizione dei volontari per il servizio di accompagnamento ma sono poche. “Portami” farà davvero la differenza per molte persone”

Vengono richieste competenze speciali ai volontari?

“Ci vuole una certa attitudine: disponibilità, gentilezza, pazienza, altruismo… Poi conoscenze pratiche: ad esempio è importante conoscere la città. La metropoli spaventa, c’è chi non c’è mai stato e la immagina enorme.

Il nostro lavoro è anche far passare il messaggio che Milano, come le altre città della rete, è accogliente, che ci sono tanti volontari pronti ad aiutare. Chi ci chiama ha problemi più importanti e l’accoglienza non deve essere uno di quelli.

In alcuni casi ci chiamano i parenti o gli amici che vivono in città e aiutano i pazienti ad ambientarsi, hanno un ruolo di facilitatori e aiutanti. Avere un appoggio è sicuramente rassicurante rispetto al doversi spostare da soli ma bisogna superare la paura della metropoli e permettere a tutti di sentirsi a proprio agio, per quanto possibile”

Nonostante le difficoltà del volontariato a distanza, ci sono stati aspetti positivi che vuoi segnalarci in questo ultimo anno?

“Si fa fatica a vederli, è tutto difficile. Ma c’è maggiore attenzione, bisogna essere attenti a tutto, ai minimi dettagli dell’organizzazione e dei bisogni del paziente. Naturalmente abbiamo sempre avuto riguardo per questo ma con la pandemia è stato necessario farlo ancora di più.

Un’altra cosa bella sono state le videochiamate con tutto lo staff: prima era difficile vedersi tutti in sede, avendo turni e orari diversi. Penso che sia utile e giusto, anche per essere tutti allineati. Il confronto continuo è importante, soprattutto ora che stiamo crescendo come associazione”

Qual è l’aspetto più bello di offrire il tuo tempo ad ACLDC?

“Mi è sempre piaciuto conoscere nuove persone e nuove situazioni. È anche molto gratificante. Per esempio, ho ricevuto messaggi ed e-mail di ringraziamento da diversi ospiti della rete a cui ho avuto il piacere di rispondere. È anche successo che un signore chiamasse quando sapeva che avrei risposto io perché una conoscente che avevo aiutato lo aveva consigliato e indirizzato a me.

I malati hanno spesso problemi di salute importanti, alcuni sono molto difficili anche solo da ascoltare. Se come volontario sono in grado di alleviare anche un poco le preoccupazioni, allora ho fatto davvero la differenza”

Ci sono delle storie che ti sono rimaste impresse?

“Mi piace pensare all’impegno dei privati cittadini. Ho fatto un paio di chiacchierate con privati che sono entrati in contatto con ACLDC e si sono interessati per entrare nella rete per motivi solidali: per esempio, un avvocato emiliano aveva un appartamento libero e, piuttosto che aprire un B&B voleva metterlo a disposizione di ACLDC per essere di aiuto”

È bello sapere che ci sono persone così

“Si, sono più di quanto si pensi. Una volta mi ha chiamato un’assistente sociale da Cosenza per una signora anziana che doveva venire a Milano. Non era la prima volta per lei, quindi aveva già la sensibilità e l’esperienza per occuparsi della situazione. È stata preziosa per la sua paziente e per noi: ACLDC vuole risolvere i problemi nel modo migliore e in numero maggiore possibile, la collaborazione è fondamentale e molto apprezzata”

Lo spirito di collaborazione è uno dei pilastri fondamentali di A Casa Lontani Da Casa, così come l’accoglienza e la volontà di aiutare: tutti aspetti che caratterizzano i nostri volontari.

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