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31 maggio 2021 Fondazione ANTxACLDC: supporto psicologico per i pazienti oncologici anche una volta tornati a casa

La cura della mente è tanto importante quanto la cura del corpo, soprattutto se si attraversa un’esperienza traumatica come il cancro.

Gli ospiti oncologici della nostra Rete Solidale hanno a disposizione un supporto psicologico non solo durante la permanenza lontani da casa ma possono essere seguiti anche una volta tornati a casa, grazie alla collaborazione di Fondazione ANT Italia Onlus, che dal 1978 fornisce gratuitamente assistenza domiciliare medica e psicologica specialistica per i malati oncologici.

Sabina Rasia, psicologa e psicoterapeuta, ci racconta il lavoro che Fondazione ANT (Assistenza Nazionale Tumori) svolge sul territorio italiano.

“Conoscere Fondazione ANT mi ha aperto a una realtà profondamente toccante e coinvolgente non solo da un punto di vista professionale ma anche personale. Lavorare accanto alle persone in una situazione limite, come spesso è la malattia oncologica, porta a instaurare una relazione di cura che va oltre l’atto clinico.

È una situazione che porta ad immergersi insieme al paziente in questo sconvolgimento emotivo fatto di domande scomode, pensieri mai rivelati, dubbi propriamente esistenziali… Tutto questo non può che aprire a una ricerca di senso e consapevolezza che coinvolge il sofferente ma anche il terapeuta. È una relazione profonda che esige autenticità, non si può fingere né con sé stessi né con l’altro”

La malattia oncologica può generare una vera e propria crisi emotiva

“Può far sentire di non avere sufficienti risorse personali e ambientali per affrontare le difficoltà del percorso di cura. Spesso lo scontro con la malattia diventa un’esperienza traumatica che segna uno spartiacque tra il ‘prima’ e il ‘dopo’: cambiano le prospettive, il senso del tempo, le relazioni, le priorità, i valori…

È un momento in cui si devono fronteggiare la propria vulnerabilità e il limite della vita. Persino a guarigione avvenuta si possono sperimentare una molteplicità di pensieri ed emozioni complesse e dolorose e si deve convivere con l’idea di essere dei sopravvissuti. Lo psicologo può essere un valido alleato per la riorganizzazione emotiva e l’adattamento a una realtà esterna così profondamente cambiata”

Come viene accolta la possibilità di ricevere un aiuto psicologico?

“Fortunatamente i pregiudizi o le difficoltà ad accettare il supporto psicologico, se proposto in maniera adeguata, vengono meno. La collaborazione tra psicologi e la parte medico-infermieristica è fondamentale. Purtroppo a livello di cultura generale si riesce poco a dare risalto all’importanza dell’operato di psicologi e psicoterapeuti nei diversi ambiti, anche se ormai si è sempre più consapevoli che la salute non è solo fisica ma anche psichica ed emotiva”

Quali sono le differenze per i pazienti in trasferta sanitaria rispetto a chi affronta la malattia nel proprio territorio?

“Allontanarsi da casa enfatizza le paure presenti nel proprio ambiente nativo. Indubbiamente la lontananza da casa e la mancanza del supporto quotidiano di famigliari e rete amicale ha notevoli ripercussioni sullo stato emotivo.

Inoltre bisogna considerare che la condizione di lontananza è dovuta alla volontà di cercare una cura che nel proprio territorio non è presente, questo fa sì che ci siano anche un senso di speranza e delle aspettative che il paziente porta con sé e che tutti gli ospiti della Rete Solidale condividono”

Come è iniziata la collaborazione tra ACLDC e ANT?

“L’incontro con ACLDC è stato casuale, ma di certo non lo è stato l’intento di collaborare. Ci siamo ritrovati nel desiderio e nella missione di creare una rete di protezione e di supporto per i malati che sono sradicati dal loro ambiente per potersi curare.

Considerando che la mobilità sanitaria è un fenomeno sempre più in crescita è parso evidente che la collaborazione sarebbe stata utile in primis per gli assistiti. Il supporto che gli ospiti della Rete Solidale possono ricevere si attiva durante la loro permanenza ma, proprio perché Fondazione ANT è presente in undici regioni, può proseguire anche una volta tornati a casa”

Come si è evoluto questo incontro?

“L’incontro ha messo in luce una congiunzione di intenti nel migliorare e assicurare maggiore tranquillità a chi deve viaggiare per curarsi. Spesso si tratta di veri e propri viaggi della speranza che hanno un grande costo non solo in termini economici ma anche di stress fisico e psicologico.

Questo è particolarmente vero per i pazienti oncologici che si vedono la vita completamente stravolta dalla malattia nelle relazioni, nelle abitudini, nel lavoro, nei progetti… Spostarsi per curarsi vuol dire rinunciare ulteriormente ad ambiente, casa, rete sociale, tempo e ritrovarsi in un luogo sconosciuto, spesso da soli. In queste condizioni ansie, paure e solitudine non possono che prorompere in modo più acuto e pervasivo.

Insieme abbiamo attivato sia uno sportello di ascolto psicologico, sia percorsi di formazione per famigliari, caregiver e gestori delle case di accoglienza. Lo scopo principale è fornire supporto mirato a breve termine, visti i limiti della permanenza, per contenere lo stress psico-emotivo e costruire conoscenze e competenze pratiche per fronteggiare meglio la malattia”

Fornire un aiuto psicologico concreto agli ospiti della nostra Rete Solidale e alle loro famiglie è da sempre importantissimo per A Casa Lontani Da Casa. Grazie a Fondazione ANT questo aiuto può proseguire anche oltre il periodo della trasferta sanitaria, garantendo una continuità assistenziale non solo fisica ma anche psicologica.

 

 

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